Da mezzo secolo a
questa parte, puntualmente ogni anno, qualche giorno dopo l’inizio
della primavera, si rinnova l’appuntamento con la fiera della
Possenta; l’usanza ormai ha assunto
i caratteri della tradizione, si è radicata, conquistando
un proprio spazio tra le rassegne in calendario, e ha raggiunto
una fama che supera i confini provinciali. Ma in verità le
origini della manifestazione, intesa come fiera di Ceresara e non
come sagra dell’omonimo santuario, sono ben più lontane,
e le fonti raccontano una storia inedita, molto più lunga
di questi cinquantaquattro anni.
Il primo tentativo d’istituire la fiera della Possenta, risale
infatti alla seconda metà dell’Ottocento. Lo testimonia
una carta conservata nell’Archivio di Stato di Mantova, relativa
a un protocollo del 21 luglio 1870, che riferisce “Riceve
gli atti sull’istituzione di una fiera in Ceresara, sotto
il titolo della Madonna della Possenta” La richiesta come
si evince dal decreto, fu accolta: “Si ritiene istituita non
essendo presentati richiami”.
Il documento, pur nella sua estrema concisione, fornisce alcune
informazioni di grande interesse. Rivela innanzitutto che già
a quell’epoca gli amministratori di Ceresara intendevano convertire
la sagra della borgata Possenta, che si celebrava il 25 marzo, giorno
dell’Annunciazione, in una festa valida per l’intero
paese, ampliandone valore e significato attraverso la trasformazione
in evento fieristico. Non si spiega altrimenti la necessità
di ottenere il riconoscimento ufficiale della fiera, se non per
la novità che essa, come sottolinea la locuzione “in
Ceresara”, si sarebbe svolta nel capoluogo. Dal contesto si
arguisce poi che una simile iniziativa, ancorchè nuova, mirava
a sfruttare una ricorrenza popolare, appunto la Madonna della Possenta,
che nella zona doveva già godere di una certa notorietà.
E quest’ultimo dato conferma la devozione dei ceresaresi per
“Nostra signora del pozzo”, ossia per la prodigiosa
Virgo Potens che nella seconda metà del XVI secolo aveva
elevato quella chiesetta campestre a venerato luogo di preghiera
e pellegrinaggio. Va infine osservato che in assenza di obiezioni
da parte dei comuni limitrofi, l’autorizzazione fu concessa,
e la fiera della Possenta fu dunque formalmente istituita, per la
prima volta, nell’estate del 1870.
Malgrado il decreto e le buone intenzioni la manifestazione non
ebbe luogo. Non esistono infatti riscontri o memorie che ne attestino
il varo. Le ragioni che lo impedirono non sono note; quel che è
certo che le cose non andarono come previsto: sul perché
si possono solo fare congetture. L’ipotesi più plausibile
è che ad ostacolare l’iniziativa sia stato l’aggravarsi
della difficile situazione in cui versava il mondo agricolo, già
afflitto dal diffondersi della pellagra, il morbo che in quegli
anni raggiunse dimensioni drammatiche. Fatto sta che gli abitanti
della Possenta, continuarono a tenere la loro sagra, festeggiando
more solito, con funzioni religiose, seguite da banchetti e danze.
La questione apparentemente liquidata, in effetti fu solo accantonata.
Tant’è vero che il 16 ottobre 1904 il consiglio comunale
di Ceresara ritornava sull’argomento, con lo stesso obiettivo
di trentaquattro anni prima. Ne dà notizia un atto prefettizio,
posteriore di un anno datato 16 marzo 1905, che illustra in modo
dettagliato il nuovo capitolo della vicenda autorizzando una “fiera
di bestiami e merci, da tenersi presso il centro abitato di Ceresara”.
In questa versione la Possenta si differenziava dal modello originale,
innestando sulla matrice ludico-religiosa un connotato commerciale,
in forma di mercato di cavalli, mucche, buoi, ed esposizione e vendita
di altri generi. Purtroppo quel 25 marzo 1905 non accadde niente
e della fiera della Possenta non se ne seppe più nulla fino
all’anno 1949, quando il sindaco Eros Pasini, riuscì
a realizzare quello che altri, prima di lui, avevano pensato e,
invano cercato di costruire. Arrivarono davvero i cavalli, le mucche,
le mercanzie, la banda musicale, il tiro a segno, le giostre; le
strade si affollarono di gente, e di bancarelle; l’aria si
riempi di voci e di fragranze: tiramolla, croccante, zucchero filato.