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63 Fiera della Possenta
Ceresara (Mantova)

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Le origini della fiera    
Da mezzo secolo a questa parte, puntualmente ogni anno, qualche giorno dopo l’inizio della primavera, si rinnova l’appuntamento con la fiera della Possenta; l’usanza ormai ha assunto i caratteri della tradizione, si è radicata, conquistando un proprio spazio tra le rassegne in calendario, e ha raggiunto una fama che supera i confini provinciali. Ma in verità le origini della manifestazione, intesa come fiera di Ceresara e non come sagra dell’omonimo santuario, sono ben più lontane, e le fonti raccontano una storia inedita, molto più lunga di questi cinquantaquattro anni.
Il primo tentativo d’istituire la fiera della Possenta, risale infatti alla seconda metà dell’Ottocento. Lo testimonia una carta conservata nell’Archivio di Stato di Mantova, relativa a un protocollo del 21 luglio 1870, che riferisce “Riceve gli atti sull’istituzione di una fiera in Ceresara, sotto il titolo della Madonna della Possenta” La richiesta come si evince dal decreto, fu accolta: “Si ritiene istituita non essendo presentati richiami”.
Il documento, pur nella sua estrema concisione, fornisce alcune informazioni di grande interesse. Rivela innanzitutto che già a quell’epoca gli amministratori di Ceresara intendevano convertire la sagra della borgata Possenta, che si celebrava il 25 marzo, giorno dell’Annunciazione, in una festa valida per l’intero paese, ampliandone valore e significato attraverso la trasformazione in evento fieristico. Non si spiega altrimenti la necessità di ottenere il riconoscimento ufficiale della fiera, se non per la novità che essa, come sottolinea la locuzione “in Ceresara”, si sarebbe svolta nel capoluogo. Dal contesto si arguisce poi che una simile iniziativa, ancorchè nuova, mirava a sfruttare una ricorrenza popolare, appunto la Madonna della Possenta, che nella zona doveva già godere di una certa notorietà. E quest’ultimo dato conferma la devozione dei ceresaresi per “Nostra signora del pozzo”, ossia per la prodigiosa Virgo Potens che nella seconda metà del XVI secolo aveva elevato quella chiesetta campestre a venerato luogo di preghiera e pellegrinaggio. Va infine osservato che in assenza di obiezioni da parte dei comuni limitrofi, l’autorizzazione fu concessa, e la fiera della Possenta fu dunque formalmente istituita, per la prima volta, nell’estate del 1870.
Malgrado il decreto e le buone intenzioni la manifestazione non ebbe luogo. Non esistono infatti riscontri o memorie che ne attestino il varo. Le ragioni che lo impedirono non sono note; quel che è certo che le cose non andarono come previsto: sul perché si possono solo fare congetture. L’ipotesi più plausibile è che ad ostacolare l’iniziativa sia stato l’aggravarsi della difficile situazione in cui versava il mondo agricolo, già afflitto dal diffondersi della pellagra, il morbo che in quegli anni raggiunse dimensioni drammatiche. Fatto sta che gli abitanti della Possenta, continuarono a tenere la loro sagra, festeggiando more solito, con funzioni religiose, seguite da banchetti e danze.
La questione apparentemente liquidata, in effetti fu solo accantonata. Tant’è vero che il 16 ottobre 1904 il consiglio comunale di Ceresara ritornava sull’argomento, con lo stesso obiettivo di trentaquattro anni prima. Ne dà notizia un atto prefettizio, posteriore di un anno datato 16 marzo 1905, che illustra in modo dettagliato il nuovo capitolo della vicenda autorizzando una “fiera di bestiami e merci, da tenersi presso il centro abitato di Ceresara”. In questa versione la Possenta si differenziava dal modello originale, innestando sulla matrice ludico-religiosa un connotato commerciale, in forma di mercato di cavalli, mucche, buoi, ed esposizione e vendita di altri generi. Purtroppo quel 25 marzo 1905 non accadde niente e della fiera della Possenta non se ne seppe più nulla fino all’anno 1949, quando il sindaco Eros Pasini, riuscì a realizzare quello che altri, prima di lui, avevano pensato e, invano cercato di costruire. Arrivarono davvero i cavalli, le mucche, le mercanzie, la banda musicale, il tiro a segno, le giostre; le strade si affollarono di gente, e di bancarelle; l’aria si riempi di voci e di fragranze: tiramolla, croccante, zucchero filato.
     
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